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Ex boss Lo Russo, parole da padre: "Non avrei voluto mio figlio nella camorra"

Il collaboratore di giustizia, le cui testimonianze hanno oggi portato a misure cautelari per 31 elementi del suo clan, ha raccontato ai magistrati anche alcuni aspetti del suo rapporto con il figlio Antonio

Salvatore Lo Russo

Parla da padre, il boss pentito Salvatore Lo Russo, e ammette che per suo figlio Antonio avrebbe voluto una vita “fuori dalle logiche criminali”. A raccontarlo alcuni verbali di sue dichiarazioni ai magistrati, parte del fascicolo che ha portato all'arresto di 31 elementi di spicco del clan.
Le sue dichiarazioni, insieme a quelle di altri collaboratori di giustizia e ad intercettazioni telefoniche, sono alla base dell'inchiesta che ha svelato come il fratello di Salvatore, Mario, anche dal carcere era riuscito a riorganizzare l'impero illegale dei cosiddetti “capitoni” di Miano.

Quanto detto da Lo Russo a proposito di suo figlio risale al primo marzo 2011. “Ho sempre fatto il possibile perché mio figlio Antonio restasse al di fuori delle logiche criminali – spiegò tre anni fa ai magistrati – Da quando tornò in libertà dopo aver scontato la condanna per armi, dopo aver trascorso in Sardegna il periodo assegnatogli per il beneficio dell'indulto, tornato a Napoli nei primi anni del 2000 me lo chiamai e cercai di convincerlo a star fuori da certe dinamiche”.

Non aveva bisogno di nulla – aggiunge l'ex boss – e quindi gli proposi di aprire fuori Napoli un ristorante o altre attività imprenditoriali. Lui rispose però che non intendeva lasciare Napoli e mi ha sempre chiesto di rispettare le sue scelte. Io gli stavo dietro in maniera ossessiva fino al punto da essere rimproverato per ciò da mia moglie e dalle mie figlie, che mi accusavano che Antonio per colpa mia rischiava di prendere un esaurimento nervoso”.

“Quando capii che comunque coltivava ambizioni malavitose, cercai di controllare la cosa – va avanti il capoclan, che lo affidò ad un suo uomo di fiducia, un narcotrafficante – Mi accordai perché lo facessero 'fesso e contento', nel senso di dargli la sensazione di essere operativo senza tuttavia coinvolgerlo più di tanto". Una situazione rivelatasi comunque provvisoria: “Tuttavia, mio figlio ha finito con il gestire al mio fianco il traffico di sostanze stupefacenti”.

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